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5 marzo 2017

"Ti ho trovato tra le pagine di un libro" di Xavier Bosch



Buona prima domenica di marzo, è da parecchio che voglio scrivere questa recensione anche perché ho terminato la lettura più di una settimana fa.
Purtroppo la trasposizione degli articoli del vecchio blog sta occupando parecchio del mio tempo, tra pochi giorni ci sarà la cessazione definitiva del precedente dominio quindi sono un po’ presa perché non voglio perdere articoli importanti.
“Ti ho trovato tra le pagine di un libro” è un romanzo davvero particolare, purtroppo mi aspettavo una cosa diversa quindi sono rimasta un po’ delusa.

TITOLO: Ti ho trovato tra le pagine di un libro
AUTORE: Xavier Bosch
PAGINE: 291
CASA EDITRICE: Sperling & Kupfer
GENERE: Romantico, Drammatico, Narrativa moderna

TRAMA: Quattro giorni per vivere una vita intera. A Paulina e Jean-Pierre non è stato concesso un solo istante in più. Ma in quei quattro giorni hanno abbattuto tutte le barriere delle loro esistenze, per aprirsi a un amore e una felicità mai conosciuti prima. E ineguagliati in seguito. Paulina Homs è una ragazza dalla vita tranquilla quando arriva a Parigi nel 1981 per il matrimonio della cugina. Jean-Pierre è già un uomo maturo, un gallerista della Rive Gauche colto e affascinante, amante della letteratura e delle librerie. A conquistarlo è la sete di avventura che avverte sotto l'aria innocente di Paulina. A incantare lei sono i mondi nuovi che Jean-Pierre sa aprirle con le sue parole e i suoi gesti. Insieme, imparano a vivere ogni istante come se fosse l'ultimo quarto d'ora prima della fine del mondo. Prima del ritorno di Paulina alla sua vita di sempre, a Barcellona, da suo marito e dalla sua bambina. La loro passione breve e bruciante resterà un segreto sconosciuto ai più. Di certo una sorpresa per Gina, la figlia di Paulina, quando trent'anni dopo, ormai adulta, viene a conoscenza di alcune lettere nascoste: senza mittente, scritte in francese e indirizzate a sua madre. Lettere che forse hanno qualcosa a che vedere con un biglietto da visita della stessa Paulina che un perfetto estraneo aveva trovato anni prima dentro un romanzo, in una libreria inglese, con un messaggio scritto a mano sul retro: "Appelle-moi", Chiamami.


Gina è una giovane donna alla ricerca del passato della madre, Pauline è morta quando lei aveva otto anni e la mancanza di una conoscenza vera e propria crea un alone di mistero intorno alla figura materna.
Come se non bastasse Gina trova delle lettere d’amore che un certo Jean Pierre scrisse alla madre negli anni ottanta, si tratta di righe cariche di sentimento in cui è palese che tra Paulina e quest’uomo ci sia stata una meravigliosa e travolgente storia d’amore.
Gina vuole scoprire il passato della madre a tutti i costi e così veniamo catapultati nella Parigi degli anni ottanta quando Pauline, invitata al matrimonio della cugina, conosce l’affascinante Jean Pierre.
Strano libro, questo è il primo pensiero che ho avuto quando ho terminato la lettura.
Le prime pagine lasciano un senso di smarrimento, il continuo cambio di punto di vista non aiuta affatto, ogni volta che cominciamo un nuovo capitolo non sapevo mai da che angolazione avrei visto la storia e solo dopo aver letto una decina di righe riuscivo orientarmi e proseguire con maggiore
chiarezza.
Questo è un metodo di scrittura che non amo particolarmente, i vari punti di vista sono interessanti e molto belli ma devono essere preannunciati ad esempio con il nome di chi ci narrerà la storia scritto all’inizio del capitolo.
Se il cambio di visuale non è specificato non mi piace perché causa smarrimento e confusione, sono costretta a leggere un tot di righe prima di avere ben chiaro chi è che racconta.
Un altro elemento fuorviante è il cambio temporale non molto chiaro, passiamo dall’infanzia di Gina nel primo capitolo alla sua adolescenza nel secondo, per poi essere catapultati nel passato della madre e poi ancora nel presente tutto senza mai un indizio.
Purtroppo nemmeno il personaggio di Gina mi ha entusiasmato molto, è sicuramente una donna libera e priva di complicazioni, si butta nelle relazioni senza grandi problemi e vive la sua sessualità in modo totalmente disinibito questo la rende senza ombra di dubbio una donna forte e interessante ma purtroppo non mi ha convinta.
Ossessionata dalla figura della madre non si fa scrupoli nell’approfittare di un vecchio spasimante per ottenere informazioni, critica pesantemente il padre con il quale instaura un rapporto vuoto e triste, è altezzosa e molto sicura di sé, insomma avrete capito che non mi è piaciuta.
Al contrario al figura della madre è davvero appassionata ed elegante, credo che la parte centrale del libro sia l’unica che ho veramente apprezzato.
Il racconto di Pauline mi ha emozionato e anche se in alcuni momenti sfocia nel romantico sdolcinato mi sono lasciata travolgere da questa storia d’amore clandestina passionale e complicata.

«Dicevo che forse, a volte, nella vita, devi allontanarti dai sentieri battuti
per renderti conto che ci sono altre strade che vale la pena di esplorare.»
«Già…»
Gli brillavano gli occhi. Di gioia e di stupore.
«Anche se non sai dove ti porteranno.»
Il viso di Jean Pierre si avvicinava, lentamente.
«A volte…»
Lei non fece nulla per schivarlo.
«È la vita.»

Ora vi sembrerò una vera rompi scatole ma non sopporto quando il romantico supera il confine da sognante a esageratamente zuccheroso, purtroppo verso la fine del libro ho avuto questa sensazione.
L’idea di Pauline di sparpagliare per il mondo bigliettini da visita con su scritto il suo nome e la scritta "Appelle-moi", Chiamami, l’ho trovato quasi ridicola.
Lo scopo di tutto ciò è lasciare a Jean Pierre un messaggio d’amore che ovviamente verrà recapitato solo se lui finirà per trovare il biglietto in uno dei moltissimi libri presenti nelle librerie che Pauline visita dopo la loro storia.
Purtroppo l’ho trovato eccessivo.
La loro relazione dura solamente quattro giorni ma sconvolge irrimediabilmente le loro vite allora perché invece di lasciare bigliettini come le molliche di Pollicino non fare una telefonata?
Non so… Forse sono troppo cinica per romanticherie di questo tipo ma non posso farci nulla!
Un po’ di zucchero va bene ma così è troppo!
Nel complesso è un libro abbastanza interessante, la nostalgia e il rimpianto sono palpabili come la consapevolezza che l’amore va sempre vissuto perché la vita è imprevedibile e crudele.
Nonostante ciò il romanzo non è armonioso e lo stile poco chiaro non permette una lettura scorrevole, non mi ha convita… Un vero peccato.

Valutazione

AUTORE: Giornalista della carta stampata, della radio e della tv, specializzato in giornalismo sportivo, Xavier Bosch (Barcellona, 1967) ha lavorato per La Vanguardia, TV3 e l'emittente RAC1, ed è stato direttore del quotidiano Avui.
Autore di programmi radiofonici, racconti e romanzi gialli, con
Ti ho trovato tra le pagine di un libro (Sperling & Kupfer, 2016) ha vinto il Premio Ramon Llull.

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