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10 aprile 2017

"Il Lago" di Banana Yoshimoto

Buongiorno a tutti, con calma sto cercando di mettermi in pari con le recensioni arretrate. Oggi vi voglio parlare di un romanzo che mi è stato molto consigliato ma soprattutto mi è stata stra consigliata l’autrice: Banana Yoshimoto. Nella numerosa schiera di libri che la Feltrinelli ha pubblicato ho scelto Il lago , romanzo di cui mi avevano parlato benissimo e la cui trama emana un senso di mistero e fascino.
Purtroppo la lettura è stata tutto fuorché fascinosa e ammaliante e ora vi spiego perché.


Chihiro è una giovane donna che sta cercando di superare il lutto della perdita della madre, nelle prime pagine scopriamo la sua appartenenza a una famiglia particolare: la madre proprietaria di una sorta di night club e il padre famoso impresario della zona stanno insieme da una vita ma non hanno mai ufficializzato il loro rapporto con un matrimonio.
Questo li rende diversi agli occhi della gente e la stessa Chihiro abbandona il paesino dove ha sempre vissuto per cercare l’anonimato della città. 
L’inizio del libro procede con estrema lentezza nella descrizione dei giorni di malattia della madre, le notti passate al suo capezzale e i ricordi di quando Chihiro era bambina fino al momento della morte e il successivo distacco da un
padre che la giovane non ha mai sentito molto vicino.
Dopo questo periodo doloroso la ragazza cerca conforto nel lavoro di pittrice ma scopre di sentirsi bene quando ogni sera alla stessa ora si affaccia alla finestra e trova il vicino di casa anch'esso alla finestra.
I due si osservano per giorni e ogni sera hanno una sorta di silenzioso appuntamento finché il ragazzo decide di farsi avanti, il loro rapporto diventa sempre più intimo e una sera, Nakajima, si ferma a dormire da Chihiro.
Da quel momento in poi diventeranno inseparabili.
Il loro amore cresce lento e forte, mette radici nei loro cuori e da loro la forza di affrontare blocchi e paure ma, Nakajima è un ragazzo strano e carico di insicurezze e timori, nel profondo nasconde segreti che riguardano un passato tragico e doloroso che lo ha segnato per sempre.
Chihiro è paziente e aspetta permettendo a Nakajima di conoscerla e imparare a fidarsi.

La felicità si comprende sempre quando è troppo tardi.
Forse perché le sensazioni fisiche come gli odori e la stanchezza non trovano spazio nei ricordi.
Affiorano solamente le parti migliori.

Le persone come noi non stanno mai nel mezzo.
Siamo sempre ai margini, e in linea generale sono convinto che sia meglio non distinguersi troppo.
Il più delle volte vediamo le cose al contrario rispetto a tutti gli altri,
e se ci distinguiamo finiamo inevitabilmente per attirarci inimicizie.
Ma ci sono cose sulle quali è importante non cedere mai,
o si finisce per vivere come degli eremiti.

Purtroppo la storia è lentissima, il libro è veramente corto ma ci ho messo un’eternità a finirlo perché mi annoiavo e ogni pagina sembrava un mattone, pesante e senza sostanza.
Il famoso lago del titolo appare solo dopo più di ottanta pagine quindi praticamente dopo la metà, quello è l’unico momento davvero interessante oltre al finale e stiamo parlando di trenta pagine in tutto.
I personaggi sono complessi ma risultano inconsistenti, pieni di paure e blocchi mentali, intrappolati nella loro realtà e incapaci di trovare una via di uscita.
Le loro caratteristiche e la loro vita ci vengono raccontate a mozziconi buttati qua e la, giri di parole infiniti, atteggiamenti insulsi a metà tra la realtà e il paranormale, poche spiegazioni e poca sostanza.
Il finale salva un po’ la storia ma rimane comunque incorporeo e sospeso in una specie di nulla, rivelazioni poco incisive e non approfondite.
La trama è slegata, priva di un filo conduttore e da proprio la sensazione di mancanza e impalpabilità, la storia sembra veleggiare sopra di noi vaga e irrisolta.
Non so se leggerò altri libri di questa autrice tanto osannata ma per ora mi fermo qui, la scrittura è poetica e delicata ma il romanzo è lento, inconcludente e poco convincente.

Valutazione 


Forse le cose definitive mi facevano paura.
Avrei voluto scorrere come l'acqua, all'infinito,
avrei voluto restarmene in disparte a guardare.

AUTRICE: Banana Yoshimoto (Tokyo, 1964) ha conquistato un grandissimo numero di lettori in Italia a partire da Kitchen, pubblicato da Feltrinelli nel 1991, e si è presentata come un autentico caso letterario. Dei suoi altri libri, tutti pubblicati da Feltrinelli, ricordiamo: N.P. (1992), Sonno profondo (1994), Tsugumi (1994), Lucertola (1995), Amrita (1997), Sly (1998), L’ultima amante di Hachiko (1999), Honeymoon (2000), H/H (2001), La piccola ombra (2002), Presagio triste (2003), Arcobaleno (2003), Il corpo sa tutto (2004), L’abito di piume (2005), Ricordi di un vicolo cieco (2006), Il coperchio del mare (2007), Chie-Chan e io (2008), Delfini (2010), Un viaggio chiamato vita (2010), High & Dry: Primo amore (2011), Moshi moshi (2012), A proposito di lei (2013),  Andromeda Heights. Il Regno 1 (2014), Il dolore, le ombre, la magia. Il Regno 2 (2014), Il lago (2015), Il giardino segreto. Il Regno 3 (2016) oltre ad alcuni racconti nella collana digitale Zoom (Moonlight Shadow, 2012, Ricordi di un vicolo cieco, 2012, La luce che c’è dentro le persone, 2011). Banana Yoshimoto ha vinto il premio Scanno nel 1993, il premio Maschera d’Argento nel 1999 e il premio Capri nel 2011.

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