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27 gennaio 2017

5 cose che... Libri per non dimenticare



Sono passati 72 anni da quando la luce della speranza è entrata nel
campo di concentramento di Auschewitz, i cancelli dell’orrore si sono aperti per la prima volta e hanno rivelato un cimitero a cielo aperto.

La morte era ovunque, la follia devastante che apparve agli occhi di chi entrò fa parte del nostro passato e non va dimenticata.
Il termine “olocausto” deriva dal greco: olos-tutto kaustos-bruciato.
Si trattava infatti di un rituale nel quale la vittima sacrificale doveva essere arsa viva nel fuoco sacro.
Un rito brutale dimenticato ma la sua parola ora ha preso un nuovo significato ovvero quello della strage di persone perpetrata a opera dei nazisti durante la seconda guerra mondiale.
Niente di tutto ciò deve finire nel dimenticatoio perché gli errori del passato devono insegnarci a non sbagliare più!
Non dimentichiamo le migliaia di persone scomparse in quei luoghi oscuri, dove la dignità veniva strappata con la forza, dove l’amore verso il prossimo era stato dimenticato e la morte aveva preso il posto di ogni cosa.
Per questo mio primo appuntamento di “5 cose che…” voglio proporvi cinque libri che ho letto personalmente, storie intense che fanno riflettere e si imprimono in modo indelebile nel nostro cuore.

 Il bambino con il pigiama a righe

Leggere questo libro significa fare un viaggio. Prendere per mano, o meglio farsi prendere per mano da Bruno, un bambino di nove anni, e cominciare a camminare. Presto o tardi si arriverà davanti a un recinto. Uno di quei recinti che esistono in tutto il mondo, uno di quelli che ci si augura di non dover mai varcare. Siamo nel 1942 e il padre di Bruno è il comandante di un campo di sterminio. Non sarà dunque difficile comprendere che cosa sia questo recinto di rete metallica, oltre il quale si vede una costruzione in mattoni rossi sormontata da un altissimo camino. Ma sarà amaro e doloroso, com'è doloroso e necessario accompagnare Bruno fino a quel recinto, fino alla sua amicizia con Shmuel, un bambino polacco che sta dall'altro lato della rete, nel recinto, prigioniero. John Boyne ci consegna una storia che dimostra meglio di qualsiasi spiegazione teorica come in una guerra tutti sono vittime, e tra loro quelli a cui viene sempre negata la parola sono proprio i bambini.

Un libro che mostra l’innocenza dei bambini e l’amore innato che hanno nei confronti del prossimo contrapposto alla cattiveria dell’uomo ma soprattutto all’incapacità di denunciare gli orrori che avvenivano al di là delle recinzioni.
Una storia toccante e terribilmente dura, soprattutto il finale che lascia scioccati.

 Storia di una ladra di libri

È il 1939 nella Germania nazista. Tutto il Paese è col fiato sospeso. La Morte non ha mai avuto tanto da fare, ed è solo l'inizio. Il giorno del funerale del suo fratellino, Liesel Meminger raccoglie un oggetto seminascosto nella neve, qualcosa di sconosciuto e confortante al tempo stesso, un libriccino abbandonato lì, forse, o dimenticato dai custodi del minuscolo cimitero. Liesel non ci pensa due volte, le pare un segno, la prova tangibile di un ricordo per il futuro: lo ruba e lo porta con sé. Così comincia la storia di una piccola ladra, la storia d'amore di Liesel con i libri e con le parole, che per lei diventano un talismano contro l'orrore che la circonda. Grazie al padre adottivo impara a leggere e ben presto si fa più esperta e temeraria: prima strappa i libri ai roghi nazisti perché "ai tedeschi piaceva bruciare cose. Negozi, sinagoghe, case e libri", poi li sottrae dalla biblioteca della moglie del sindaco, e interviene tutte le volte che ce n'è uno in pericolo. Lei li salva, come farebbe con qualsiasi creatura. Ma i tempi si fanno sempre più difficili. Quando la famiglia putativa di Liesel nasconde un ebreo in cantina, il mondo della ragazzina all'improvviso diventa più piccolo. E, al contempo, più vasto. Raccontato dalla Morte - curiosa, amabile, partecipe, chiacchierona - "Storia di una ladra di libri" è un romanzo sul potere delle parole e sulla capacità dei libri di nutrire lo spirito.

Questo libro è davvero speciale, raccontato dalla Morte stessa viviamo le vicende di un animo impavido e puro: Liesel.
Disposta a tutto pur di aiutare il suo amico ebreo affronta coraggiosamente mille ostacoli e imprevisti. I libri sono protagonisti tanto quanto lei, risollevano l’animo, curano le ferite e aiutano a superare anche i momenti più difficili.
Meraviglioso.

Il profumo delle foglie di limone

Spagna, Costa Blanca. Il sole è ancora molto caldo nonostante sia già settembre inoltrato. Per le strade non c'è nessuno, e l'aria è pervasa da un intenso profumo di limoni che arriva fino al mare. È qui che Sandra, trentenne in crisi, ha cercato rifugio: non ha un lavoro, è in rotta con i genitori, è incinta di un uomo che non è sicura di amare. È confusa e si sente sola, ed è alla disperata ricerca di una bussola per la sua vita. Fino al giorno in cui non incontra occhi comprensivi e gentili: si tratta di Fredrik e Karin Christensen, una coppia di amabili vecchietti. Sono come i nonni che non ha mai avuto. Momento dopo momento, le regalano una tenera amicizia, le presentano persone affascinanti, come Alberto, e la accolgono nella grande villa circondata da splendidi fiori. Un paradiso. Ma in realtà si tratta dell'inferno. Perché Fredrik e Karin sono criminali nazisti. Si sono distinti per la loro ferocia e ora, dietro il loro sguardo pacifico, covano il sogno di ricominciare. Lo sa bene Julian, scampato al campo di concentramento di Mathausen, che da giorni segue i loro movimenti passo dopo passo. Ora, forse, può smascherarli e Sandra è l'unica in grado di aiutarlo. Non è facile convincerla della verità. Eppure, dopo un primo momento di incredulità, la donna comincia a guardarli con occhi diversi. Adesso Sandra l'ha capito: lei e il suo piccolo rischiano molto. Ma non importa. Perché tutti devono sapere. Perché ciò che è successo non cada nell'oblio.

Quando lessi questo romanzo rimasi profondamente turbata.
Sapevo che molti dei mostri dei campi di concentramento erano sopravvissuti ma non avevo mai pensato che potessero vivere da nababbi come se niente fossi, pieni di loro e tronfi del loro credo nazzista.
Esseri spregevoli che non hanno pagato per le nefandezze compiute.
Pensai molto a questa lettura quando la conclusi e approfondii l’argomento cercando di capire il lavoro svolto dai “Nazi Hunters”, detective che si occupano di scoprire che fine hanno fatto questi criminali.

Quando Hitler rubò il coniglio rosa

Si può essere felici lontano da casa? Anna e la sua famiglia, braccate dai nazisti, hanno dovuto lasciare Berlino e cambiare città più volte. Adattarsi non è facile. Ma la cosa più importante è restare insieme.

Questo romanzo lo lessi alle scuole medie più o meno in contemporanea al “Diario di Anna Frank”, si tratta di un libro che racconta la perdita dei propri affetti che non sono esclusivamente le persone ma anche gli oggetti abbandonati nella fuga, la propria casa e il mondo che ci circonda.
La capacità di adattamento e sopravvivenza dell’uomo è incredibile ma a volte comporta molta sofferenza.

Il farmacista del ghetto di Cracovia

Quando in un quartiere periferico di Cracovia viene creato d’autorità il ghetto ebraico, il 3 marzo 1941, Tadeusz Pankiewicz ne diventa suo malgrado un abitante. Pur senza essere ebreo, infatti, gestisce l’unica farmacia del quartiere: contro ogni previsione e contro ogni logica di sopravvivenza, decide di rimanere e di tenere aperta la sua bottega, resistendo ai diversi tentativi di sgombero, agli ordini perentori di chiusura e trasferimento. Rimarrà anche quando il ghetto verrà diviso in due e in gran parte sfollato, quando diventerà sempre più difficile giustificare la necessità della sua presenza.
Grazie a questa sua condizione anomala, coinvolto ed estraneo allo stesso tempo, Pankiewicz diventa una figura cardine del ghetto: si fa testimone delle brutalità del nazismo, fedele cronista dei fatti e silenzioso soccorritore, cercando in tutti i modi di salvare la vita e, quando impossibile, almeno la memoria delle migliaia di ebrei del ghetto di Cracovia.
Mescolando il rigore della ricostruzione e la delicatezza del ricordo, Tadeusz Pankiewicz ci restituisce la sua versione di questa grande tragedia, raccogliendo le storie di chi ha subito impotente la “soluzione finale” e le storie di chi ha invece provato a reagire: i disperati tentativi di resistenza armata, la ricerca del cianuro di potassio come extrema ratio in caso di cattura, le fughe attraverso le fogne cittadine…

Un libro particolare che ci mostra l’altro lato della barricata e quanto tutto ciò che accadde in quegli anni risultava assurdo e folle.
Come dice un cliente a Pankiewicz: «Dottore, mi dica: come mai ci sono così pochi pazzi in giro dopo tutto quello che la gente ha dovuto sopportare? Possono le cellule grigie del nostro cervello reggere così tanto dolore?».

25 commenti:

  1. Quando Hitler rubò il coniglio rosa! Che bello ritrovarlo anche nelle altre liste! Ti ho scoperto adesso e sono diventata tua follower! :)

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    1. Ciao Elena, è vero, è un libro poco conosciuto ma davvero bello! Inoltre è adatto a un pubblico giovanissimo e quindi può aiutare i ragazzi a capire la sofferenza della perdita in un periodo storico così materialista!

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  2. Ciao Cristina, che belle le tue scelte. Devo dire che "Il profumo delle foglie di limone" mi ha sempre attratta, ma molti lettori me lo hanno sconsigliato. Tu, invece, me ne consigli la lettura? Passa anche da me se ti va :)

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    1. Ciao Annamaria, "Il profumo delle foglie di limone" è un romanzo molto particolare, a me è piaciuto perché rivisita questo tema da un punto di vista completamente nuovo e ci apre gli occhi su una realtà attuale e vicina a noi. Unica pecca è la protagonista che a volte sembra un po' rimbambita e fa delle scelte davvero discutibile. Nel complesso te lo consiglio!

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  3. ciao, quello della Sanchez non l'ho letto ma voglio farlo al più presto

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    1. Prova e fammi sapere Chiara! Prossimamente leggerò il seguito "Lo stupore di una notte di luce" anche se, a mio parere, il primo poteva essere considerato concluso.

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  4. Il bambino con il pigiama a righe... ancora piango

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    1. Verissimo, un libro commovente e con un finale dal forte impatto emotivo!

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  5. Bel post! Grazie dei consigli... dovrò recuperare il farmacista del ghetto di Cracovia.

    Silvia di controletture.wordpress.com

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  6. Nuova follower, ahh che letture toccanti...

    passa se ti va <3 http://angelsbook-reader.blogspot.it/2017/01/5-cose-che-5-libri-per-non-dimenticare.html

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  7. Ciao amica mia, allora il blog nuovo vedo che sta prendendo il volo! Bene. bene! Queste letture mi incuriosiscono tutte. Oggi vado dal libraccio e vedo se riesco a trovarne almeno uno, mi piacerebbe cimentarmi ne' Il bambino col pigiama a righe. Non sapevo che "il profumo delle foglie di limone" parlasse di questo periodo così cupo, davvero interessante. Come sempre, un super abbraccio.

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    1. Ciao carissima, te li consiglio vivamente tutti e due! "Il profumo delle foglie di limone" ha un titolo davvero fuorviante, quando lessi la trama rimasi molto colpita perchè mi aspettavo tutt'altro romanzo. Lascia davvero stupefatti e fa riflettere moltissimo.

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  8. Ciao!
    Sono una nuova iscritta, anche io ho un blog.
    Non ho letto nessuno di questi libri ma mi attira La ladra di libri.

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    1. Grazie per essere passata da qui! "Storia di una ladra di libri" è un romanzo bellissimo, scritto divinamente e molto particolare. Te lo consiglio vivamente.

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  9. Ciao Cristina ,hai scelto libri molto belli ;il profumo delle foglie di limone me lo hai consigliato tu ed e' bellissimo,dopo averlo letto mi sono fatta molte domande pensando a questa storia, mi ha fatto molto riflettere. Il bambino con il pigiama a righe non l'ho letto non ce l'ho fatta ho visto il film e ho pianto tanto ,la storia di una ladra di libri ce l'ho e lo devo leggere .Bellissimo il tuo nuovo blog ,un bacio

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  10. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  11. ciao
    ho conosciuto dei libri nuovi per me.
    Il bambino con il pigiama a righe, ho letto il libro però il film mi ha emozionato di più.

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    1. Ciao Robby, il film ha un impatto molto alto ma il libro secondo me è speciale. Bellissimi entrambi comunque.

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  12. Ho letto solo il libro di Zusak e quello della Sanchez e mi sono piaciuti molto. De Il bambino con il pigiama a righe ho visto solo il film

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    1. Come dicevo sopra a Robby, il libro del "Bambino con il pigiama a righe" è molto intenso e drammatico, vale la pena di leggerlo anche perché è un libro piccino credo non più di 200 pagine.

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  13. Ciao Cristina! Abbiamo in comune il libro di Zusak anche se lo ha letto solo mia sorella, prima o poi lo recupererò anche io! Tra gli altri ho letto "Il profumo delle foglie di limone" che, purtroppo, non mi ha convinta. Credo di avere però un problema con l'autrice dato che ho letto anche un altro suo romanzo ma non sono riuscita a terminarlo. Mi è piaciuta però l'idea di base del libro, il voler affrontare questo tema in un modo nuovo ed originale e vorrei provare a darle una nuova possibilità magari leggendo proprio il seguito, anche se, come hai scritto tu in un commento precedente, anche per me la storia si era già conclusa con il primo.

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    1. Ciao Gioia, "Il profumo delle foglie di limone" è un libro molto particolare e, anche se la storia mi è piaciuta molto, ho trovato la protagonista un po' stupidotta. Anch'io ho letto un altro libro della Sanchez: "La voce invisibile del vento" e non mi è piaciuto. Quindi come te non ho approfondito molto le letture di altri suoi libri.

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