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20 gennaio 2017

Frankenstein di Mary Shelley

Buon pomeriggio carissimi, oggi voglio parlarvi di un classico della letteratura horror che scuote gli animi nel profondo e attrae milioni di lettori in tutto il mondo da ormai duecento anni. Sto parlando di Frankenstein di Mary Shelley. Ebbene sì sono passati duecento anni dalla stesura di quest'opera d'arte e devo dire con gioia che il suo fascino tormentato non smette mai di ammaliarci.
Era l'estate del 1816 quando la giovanissima Mary, appena diciottenne, scrisse questa storia inquietante. Mary è sempre stata una scrittrice davvero affascinante, studiando la sua vita sono rimasta colpita da come, nonostante fosse una ragazzina, avesse un vissuto così triste e anticonformista.
Mary è figlia della famosa femminista Mary Wollstonecraft e del filosofo William Godwin, la madre muore pochi giorni dopo la sua nascita e il padre si risposa dopo breve tempo con una donna che non la apprezza e la lascia priva di quell'affetto così importante in tenera età.
Mary ha comunque una vita agiata e piena di ricchezze, conosce molti artisti famosi dell'epoca e vive in un clima familiare molto moderno. 


In questo ambiente così anticonformista conosce P.B. Shelley, un poeta romantico di origini aristocratiche che le fa perdere letteralmente la testa!
Mary, a soli diciasette, fugge con lui intraprendendo un viaggio avventuroso e passionale. A questo
I due visitano le Alpi camminando, dormendo all'aperto e amandosi liberamente.
In quell'anno succederanno molte cose e la vita di Mary prenderà una piega tutt'altro che felice. La moglie di P.B. Shelley si suicida dopo che il marito l'ha lasciata per la giovane Mary, questo sarà un duro colpo per la ragazza che sentirà parte della responsabilità sulle sue spalle. Inoltre dovrà superare il dolore per la perdita di vari bambini, una sofferenza così forte da rimanere indelebile nell'anima di ogni madre.
Quando Mary nel 1816, a diciotto anni, soggiorna sulle sponde del lago di Ginevra è una ragazza ricca e privilegiata ma profondamente colpita dalla vita, in lotta con se stessa e con la sua incapacità di portare a termine una gravidanza. Sarà in questo momento della sua vita che scriverà Frankenstein.
In quei giorni il tempo era così brutto che Mary, il compagno e i loro amici trascorrevano le giornate in casa per salvarsi dalla pioggia.
Il gruppetto è formato da personaggi tutt'altro che ordinari tra cui spicca Lord Byron, geniale scrittore britannico dell'epoca. Sarà proprio lui a proporre un gioco: ognuno scriverà una storia dell'orrore, una storia di mostri e paure.
Mary si mette all'opera e ne esce un capolavoro della letteratura ottocentesca!
punto potete anche pensare che la stessa vita della scrittrice potrebbe benissimo essere un romanzo d'amore dei nostri tempi!

"Io mi dedicai a pensare a una storia,
una storia in grado di rivaleggiare con quelle che ci avevano spinti a questa impresa.
Una storia che parlasse alle misteriose paure del nostro animo e che risvegliasse brividi di orrore,
che rendesse il lettore timoroso di guardare dietro di sé,
che gelasse il sangue e accelerasse i battiti del cuore"

Le vicissitudini di Frankenstein e del suo mostro hanno attraversato gli anni attirando e inquietando milioni di persone, il cinema ha dato vita a numerosissimi film sia come trasposizione fedele che rivisitando la trama, dandogli connotazioni fantasy o comiche.
Vero è, che qualsiasi sia la sua forma, Frankenstein riscuote sempre moltissimo successo.
Ho letto questo libro molti anni fa ma è rimasto profondamente impresso nella mia mente, mi ha lasciato sensazioni davvero forti e contrastanti e più che paura ho provato una profonda tristezza per quest'essere solo e abbandonato.
Il dottor Victor Frankenstein risulta un uomo subdolo e privo di morale
, prima medico e poi scienziato cerca in tutti i modi di oltrepassare i limiti della conoscenza umana, è ossessionato dall'idea di creare un essere perfetto, vuole sfidare le leggi della creazione e segnare il traguardo che porta l'uomo a vincere sulla morte!

Per farlo non guarda in faccia niente e nessuno, perde completamente il senso della morale, si isola dai familiari e vive rinchiuso nel suo laboratorio senza uscire mai alla luce del sole.
Il suo progetto diventa fondamentale e lo coinvolge a tal punto da togliergli il sonno,  soggiogandolo completamente.
Victor non si rende conto di cosa sta facendo, del peso che avrà la sua invenzione e del dolore che procurerà con il suo operato.
La presa di coscienza arriva solo nel momento della realizzazione del progetto, quando la sua creatura emette il suo primo respiro lo scienziato si paralizza: ha dato vita a un mostro!
Non era questo che voleva! L'orrore lo invade e Victor Frankenstein fugge lasciando solo e senza una guida l'essere appena nato.

Lui si affaccia al mondo come un bambino, scopre i colori, i sapori e gli odori, si meraviglia davanti alla bellezza della natura.
La creatura ha un animo nobile e puro che andrà a scontrarsi con la realtà che lo circonda, nel suo bisogno di affetto cercherà di avvicinarsi ad altri uomini che lo rifiuteranno e tratteranno male a causa del suo aspetto mostruoso, l'impatto sarà così forte da condizionare e modificare il comportamento del protagonista che preso da forti pulsioni di rabbia e vendetta commetterà degli atti orribili.
A questo punto non è più chiaro chi sia vittima e chi sia carnefice, chi è il vero mostro?

"L'essere che avevo posto fra gli uomini e dotato di volontà e di capacità per portare a compimento propositi orrendi,
come l'atto che aveva ora compiuto, mi parve come il mio stesso vampiro,
il mio stesso spirito uscito dalla tomba e costretto a distruggere tutto quello che mi era caro"

Molto è stato detto su questo romanzo e sicuramente molto si dirà, ci sono tantissime interpretazioni e tra le righe si sono cercati molteplici messaggi.
Sicuramente possiamo dire che è presente il desiderio dell'uomo di elevarsi al pari di Dio, lo
sviluppo della scienza e della ricerca che spesso prevarica la morale, il continuo conflitto tra ciò che si può o non può fare per un obiettivo che si vuole raggiungere.
Ma una nuova teoria sta prendendo piede tra gli intellettuali che studiano questo romanzo, la pioniera è Barbara Johnson, professoressa di letteratura ad Harvard che ha dedicato la propria vita a Mary Shelley tanto da scrivere un libro intitolato "A life with Mary Shelley". Da questa nuova interpretazione Frankenstein ne esce mutato!
Analizzando la vita della scrittrice si capisce quanto grande fosse il dolore che le provocava il non riuscire ad avere figli, Mary scrive il libro in un periodo di profonda sofferenza e in quest'ottica è possibile rivalutare il rapporto tra il dottor Victor Frankenstein e il mostro. E se Mary avesse nascosto in due figure maschili il conflitto che nasce tra una madre e il proprio figlio? Il desiderio della maternità che soverchia ogni cosa, la nascita e l'iniziale sconvolgimento della vita della donna, l'amore pazzesco per la propria creature che nasconde però un rifiuto, il peso della responsabilità e la tempesta di emozioni che scuote l'animo dopo la nascita.
Magari in anticipo sui tempi la scrittrice ci parla di depressione post partum e dell'incredibile vincolo che lega la madre al figlio, un legame che può essere vissuto con tranquillità o può dare vita a situazioni tremende come l'abbandono o l'eccessivo attaccamento.
Un leggero confine con cui ogni neo mamma deve confrontarsi e gestire per mantenere un corretto equilibrio.
Straordinario è anche il fatto che, nonostante il mostro sia stato rifiutato dal suo creatore, i lettori lo hanno identificato con esso dandogli il suo nome: "Frankenstein".
"Una confusione che li ha uniti per sempre in un unicum inscindibile." (cit. dalla rivista "F") Proprio come il rapporto che esiste tra una madre e il proprio figlio: eterno e indissolubile.


Lo spunto per questo articolo è nato dalla mia grande passione per questo libro e dopo la lettura dell'articolo "Frankenstein è nato da una donna geniale. Che aveva capito il complesso legame con i figli." pubblicato sul settimanale "F" e scritto da Rosa Baldocci.

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